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Le ore blu – Venezia Giudecca, h.5,07’ – 16 agosto 2017

- installazione
Chiesa di San Francesco
A cura di Francesca Pasini

Marina Ballo Charmet fotografa con “la coda dell’occhio”, come dice il titolo di una sua famosa serie, e abbassa la messa a fuoco per cogliere ciò che sta fuori dalla visione frontale e anche per assumere l’altezza di sguardo dei bambini, cioè il momento iniziale della conoscenza.

In Le ore blu, fa una ripresa video a pelo d’acqua del passaggio dalla notte all’alba sul canale della Giudecca a Venezia. Il buio iniziale è, quasi invisibilmente, interrotto da minimi bagliori: sono il riflesso puntiforme delle onde che si accavallano. Appare l’enigma della luce che esiste anche quando è buio. Progressivamente lo sciabordio della laguna si arricchisce di rumori fino al “canto” dei gabbiani che annunciano il sorgere del sole. L’acqua poco a poco raggiunge “la luce blu”, cioè il punto di intersezione tra la notte e l’alba. È un colore transitorio che si vede solo in quel momento.

Nella chiesa di San Francesco il video, proiettato su un grande schermo davanti all’altare, unisce la percezione di un evento naturale al simbolo della vita (l’acqua) e all’origine dell’architettura e dell’arte, di cui Venezia è esempio universale.
Vedere questa città all’altezza dello sguardo di Marina, modifica la prospettiva, suggerendo che l’arte intercetta l’infinito umano o divino quando gli occhi trovano l’altezza necessaria all’incontro con lo sguardo dell’altro. Vale nei rapporti personali, ma anche in quelli collettivi, culturali, storici. E anche per l’arte.


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