Francesca Serrazzanetti

4.5.2019
Quali stratagemmi per il pubblico?
Processi creativi inclusivi: i linguaggi del corpo dalla performance alla danza

Per arrivare direttamente a parlare di linguaggi performativi, di danza, di linguaggi del corpo e quindi di esperienze performative che si distaccano dall'idea di teatro a cui il pubblico, il non pubblico o il potenziale pubblico, è abituato a pensare, ci vuole un processo di avvicinamento e la costruzione di un rapporto di fiducia. Dico questo perché con Prospettive Teatrali lavoriamo da anni con percorsi di formazione del pubblico soprattutto con gruppi di studenti delle scuole superiori ma non solo e l'obiettivo dei nostri percorsi e del nostro lavoro anche a distanza di anni, è di costruire un rapporto di fiducia con i nostri interlocutori. Questo vuol dire conquistare la fiducia degli insegnanti delle scuole, dei teatri, del pubblico che ci conosce che partecipa ai nostri percorsi, per poter iniziare a proporre delle performance che non siano il tradizionale teatro di parola, cioè un teatro che si allontanai dall'idea della storia, dall'idea del filo narrativo, della costruzione di un senso, del riconoscimento di una drammaturgia che spesso gran parte del pubblico si aspetta di trovare. Per cui l'idea di non riconoscere appunto una narrazione lineare, l'idea di non capire, la paura di non capire e più che altro il senso di inadeguatezza che il pubblico ha prima ancora di andare a vedere certi tipi di teatro e di spettacolo dal vivo, allontana, crea appunto quella distanza. Quel senso di inadeguatezza ha bisogno della costruzione di un rapporto di fiducia, che è assolutamente lo stesso tipo di rapporto di fiducia che teatri, festival, contesti di programmazione culturale e teatrale devono costruire per poter avvicinare il pubblico alla danza. È qualcosa su cui ci siamo confrontati spesso appunto anche con direttori di festival di teatro, operatori culturali che appunto devono trovare il modo per avvicinare un pubblico non abituato a questo tipo di linguaggio del corpo. Esattamente come i direttori di teatro e di festival cercano di mescolare all'interno della loro programmazione spettacoli performativi o di danza insieme a Pirandello, Čechov e Shakespeare, allo stesso modo noi abbiamo iniziato a lavorare con il pubblico a partire dal teatro più tradizionale, abbiamo costruito un rapporto di fiducia con gli insegnanti e con gli operatori culturali per poi poter iniziare a dire “no ma fidatevi, potete andare anche a vedere uno spettacolo di danza, potete andare anche a vedere uno spettacolo performativo che si allontana da un linguaggio prettamente verbale e non dovete avere paura di non capire”, perché appunto questa paura di non capire, non riconoscere un messaggio, non riconoscere una storia è quella cosa che allontana il pubblico dalle proposte di danza performative. Così come allontanava nel nostro caso gli insegnanti dal dire “mando i miei studenti a vedere uno spettacolo di danza o una performance che non abbia una attinenza diretta con la letteratura”, con il programma didattico, con la messa in scena dei classici. Quindi ci siamo trovati a dover fare un giro di parole anche nel proporre questo tipo di spettacoli, non pronunciando la parola danza, ma piuttosto dicendo “vi proponiamo uno spettacolo che indaga i linguaggi del contemporaneo mettendo in gioco il corpo”, il rapporto con lo spazio e che comunque è una reinterpretazione anche del teatro classico. Se non dicessimo questo, quest’idea di reinterpretare il teatro classico non ci sarebbe stato un avvicinamento, ma al contrario un allontanamento.

Francesca Serrazanetti è architetto, fondatrice della rivista Stratagemmi e dell'associazione culturale Prospettive teatrali.