Daniele Francesconi

dda4

5.5.2019
È tutto un festival: fenomelogia dei festival culturali
Subisce il fascino degli eventi spettacolo eppure si interessa di letteratura e filosofia. Chi è questo pubblico?

I festival culturali costituiscono un fenomeno prettamente italiano che non si riscontra in altri paesi o per lo meno non con numeri così elevati come succede qui da noi. È un pubblico che partecipa numeroso, fedele, attento, che affolla le piazze. Ma quali sono i motivi che portano il pubblico contemporaneo ad essere così numeroso e affezionato al format del festival culturale e cosa cerca nel festival? Questa è una questione complessa a cui occorre rispondere a vari livelli. Un primo livello è quello della sua composizione socio-demografica e poi direi come modalità di partecipazione. Per quanto riguarda la composizione socio-demografica sono state fatte indagini statistiche anche promosse da noi e alcune realizzate esternamente e quello che si può dire del pubblico del nostro festival è che è estremamente variegato con una forte componente generazionale. Tutti i gruppi generazionali sono quasi paritariamente rappresentati. Se prendiamo la fascia 16-25, 25-40, 40-60 sono spalmati in modo quasi paritario che significa dover immaginare anche un programma che risponda delle esigenze molti diversificate. C’è una netta prevalenza di pubblico femminile, questo è un elemento caratterizzante di parecchie industrie culturali e creative e un altro elemento indicatore è quello dei livelli di istruzione che a seconda del campione utilizzato e della portata ci dicono che i laureati nel nostro pubblico oscillano tra il 42 e il 52%. È evidentemente un tasso elevato perché è il triplo-quadruplo della media nazionale ed è anche prevedibile che sia così, ma l’elemento più significativo, l’elemento più caratterizzante per il nostro lavoro è quel 50 o forse anche 60%, una parte consistente, poi ci sono anche i laureandi, che non ha un livello di istruzione universitario, ma che si rivolge ad una agenzia come un festival per soddisfare diversi bisogni o determinati interessi. E questo è anche molto significativo perché indica anche che i festival sono un sintomo di carenze che evidentemente sono presenti in altri luoghi che sarebbero preposti alla acculturazione all’apprendimento. Dal punto di vista sociodemografico credo che si potrebbe estendere questo tipo di constatazione anche a festival come quello di Mantova. Dal punto di vista della modalità di partecipazione che cosa caratterizza la comunità? Questa è una parola chiave! Tra l’altro il nostro festival ha un programma molto variegato che non è fatto solo di lezioni ma anche di iniziative artistiche, mostre, laboratori, spettacoli, le lezioni ne sono il cuore, il festival ha due gambe, una più filosofica e l’altra più artistica. Le lezioni si svolgono nelle piazze. E già questo luogo è piuttosto significativo. In queste piazze si raduna una comunità che certamente è una comunità non solida, direi liquida, intermittente, è una comunità mobile che ha in livello di fidelizzazione e reiterizzazione della partecipazione, ma che spesso invece è profondamente mutevole. È un gruppo di interesse che ha un focus di interesse condiviso ma che si raduna nelle forme è molto analogo al tipo di gruppi che noi potremmo trovare in un concerto, in uno stadio, cioè sono, noi pensiamo al festival come un’opera, lo concepiamo come un’opera, ma è un’opera di tipo installativo, è qualcosa che ha una sua contingenza, una sua durata estremamente limitata, questo pubblico che si costituisce ha questa caratteristica, quindi ha una sua intermittenza.

Daniele Francesconi è filosofo e Direttore del festival della Filosofia di Modena Carpi e Sassuolo.